Starless and bible black.

Krystel udì un fiume che scorreva in lontananza.
Aveva fiutato il suo avversario e sapeva che si acquattava nella vegetazione, laddove il bacino fluviale era più basso.
Lo inseguiva ormai da ore, la spada in mano, lo sguardo fisso e concentrato.
Talvolta pensava a Maya, chiedendosi se la sua più giovane sorella fosse riuscita a sconfiggere la paura della prima volta, quella paura che Krystel aveva già affrontato e sconfitto molto tempo addietro.
Giunse alle sponde del fiume. Nessun rumore, nessuna presenza.
Maya penserebbe che questo luogo è deserto”, rifletté Krystel con un sorriso. Ma lei sapeva bene quanto sia ingannevole la realtà e che per riconoscere il nemico occorre un lungo e faticoso addestramento. Un addestramento cui lei si era sottoposta con orgoglio, fin da quando era bambina.
Strinse l’impugnatura della spada.
Il suo nemico, creatura simile a un serpente, ma ben più grosso e inquietante, sibilava sulle sponde. Fu un attimo. Con un colpo netto di spada, Krystel ne troncò l’orrendo corpo, spezzandolo in due.
Ripose silenziosamente la spada nel fodero: anche questa volta, il volere della Dea era compiuto.

Krystel rivolse un ultimo pensiero a Maya. “Un giorno crescerai, affronterai le tue paure. E io sarò al tuo fianco, come sempre, pronta a sostenerti”, pensò.

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A time and a place.

Maya vagava per le sale, la balestra accurata pendeva al suo fianco.

Cercava qualcuno, stanza dopo stanza.

Avanzava con passo lesto, ma dentro di sé si domandava cos’avrebbe fatto alla vista del nemico: sarebbe stata forte quanto Uranya e Krystel? O avrebbe ceduto alla paura, offrendo il fianco all’avversario?

E chi era il suo nemico? Un corpo senza volto, per la giovane Maya. Non sapeva neanche chi la Dea avesse scelto per mettere alla prova il suo valore!

Perlustrò l’intero edificio, continuando a cercare, ma sentiva crescerle nel petto un tarlo: sarò all’altezza?
Infine trovò un locale vuoto e spoglio. Pareva che nessuno vi avesse mai vissuto. Maya si acquattò lì, in attesa. E attese, e attese.

Sentì il suo cuore batterle nel petto, sempre più forte, sempre più ansioso, finché il suono dei battiti fu sovrastato dal rumore di passi. Maya era pronta a scattare, il quadrello incoccato nella sua balestra. E fu allora che nella stanza entrò un uomo, ma era solo un corpo senza volto…

Maya sparò un quadrello. Il nemico si accasciò al suolo.

La giovane sacerdotessa si avvicinò per osservare il viso del suo avversario: era pallido e tetro, una smorfia di terrore dipinta sul volto. Forse l’avversario che aveva sconfitto era la sua stessa paura, si disse Maya.

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The battle of glass tears.

La sacerdotessa Uranya sollevò al cielo le mani, che reggevano un talismano dorato su cui era inciso il simbolo della Dea.

La sua Signora l’aveva chiamata con voce suadente: “Non temere, figlia. Io ti proteggerò dagli spiriti che infestano questo luogo”.

Uranya socchiuse gli occhi e, nell’aria fredda del mattino, cominciò a danzare in silenzio; i suoi passi erano eleganti e misurati, il suo corpo fluido e aggraziato.

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Castello di Branduzzo
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The battle of glass tears.

La Dea guidava la sua mano, guidava la sua spada. Con passi leggiadri e scatti veloci, Uranya chiuse gli occhi e percepì un’ombra che si muoveva tra le fronde dell’albero. Tese il braccio in un battito di veli, e menò un fendente che colpì lo spirito, fugandolo per sempre…

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Castello di Branduzzo
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Lady of the dancing water.

La sacerdotessa Uranya sollevò al cielo le mani, che reggevano un talismano dorato su cui era inciso il simbolo della Dea.

La sua Signora l’aveva chiamata con voce suadente: “Non temere, figlia. Io ti proteggerò dagli spiriti che infestano questo luogo”.

Uranya socchiuse gli occhi e, nell’aria fredda del mattino, cominciò a danzare in silenzio; i suoi passi erano eleganti e misurati, il suo corpo fluido e aggraziato.

Uranya sapeva che una presenza maligna aleggiava sul cortile, all’ombra del vecchio salice.

Sapeva, ma non temeva.

La Dea guidava la sua mano, guidava la sua spada. Con passi leggiadri e scatti veloci, Uranya chiuse gli occhi e percepì un’ombra che si muoveva tra le fronde dell’albero. Tese il braccio in un battito di veli, e menò un fendente che colpì lo spirito, fugandolo per sempre.


Uranya riaprì gli occhi e si fermò, riprendendo fiato. La sua missione era compiuta.

Tuttavia, un peso gravava sui pensieri della sacerdotessa. Pensò a Krystel e Maya, pregando la Dea che guidasse anche i loro passi, ma un presagio indecifrabile aleggiava nella brezza del cortile…

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The three Fates.

Uranya aveva ascoltato le promesse solenni delle sue due discepole, Krystel e Maya.

Sfoderò una spada e la brandì nella mano destra con leggiadria e semplicità, come se pesasse poco più di una piuma. La porse a Krystel, che la accettò con rispetto. Poi Uranya prese una balestra, e la consegnò alla giovane Maya.

“Con queste armi compirete il volere della Dea, sorelle”, disse Uranya. “Andate, ora, e tornate solo quando il vostro compito sarà stato assolto”.

Krystel e Maya chinarono lievemente il capo, e si allontanarono, uscendo dal forte e dirigendosi verso il bosco sacro.

Uranya socchiuse gli occhi, e si inginocchiò, raccolta in preghiera. “Mia signora”, bisbigliò, “guida i passi delle mie sorelle: che possano affrontare e superare le loro paure!”.

Maya.

La terza donna osservò nervosa le due che avevano parlato prima di lei.

Era giovane, più delle altre, e ancora incerta nei modi. Volse lo sguardo verso la sacerdotessa, come a chiedere consiglio. Poi si piegò di scatto, le ginocchia toccarono terra con un leggero tonfo.

Maya era giovane, focosa e titubante, mescolava l’impeto adolescenziale con un’incertezza inesperta. Con voce tremante, iniziò a recitare:

“Io, Maya, giuro…”

Esitò per un attimo, poi continuò: “… di consacrare la mia vita alla Dea, e di servirla come meglio potrò. Se Lei mi comanda, compirò il sacrificio”.

Concluse il discorso con sguardo timoroso, ma Krystel le sfiorò appena il braccio, come per rassicurarla. Maya annuì con il capo: sì, grazie al sostegno delle sue sorelle era davvero pronta.

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Krystel.

Le tre donne si guardavano negli occhi intensamente. La figura al centro, il capo della spedizione, aveva parlato, richiedendo un pegno. Le altre due esitarono, ma solo per un istante. Poi, lentamente, una delle due s’inginocchiò con grazia. Il suo viso era sereno, gli occhi profondi ma dolci.

Krystel era chiaramente abituata ad obbedire, ma la sua non era cieca sottomissione. Aveva deciso di servire la Dea e sapeva che il Suo volere era fonte di vita. Nulla avrebbe distolto Krystel dall’incarico della sua vita. Parlò con voce soave, una voce che pareva canto, armoniosa qual era.

“Sì, sorella, sono pronta. Io, Krystel, ho consacrato la mia vita alla Dea, e sono pronta a servirla in qualsiasi modo Ella vorrà. Con queste parole”, proseguì leggera, “rimetto a Lei la mia esistenza, e sono pronta a compiere il sacrificio”.

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Uranya.

La donna avanzò a passo deciso. I suoi lunghi capelli castani scendevano sulle spalle con grande eleganza, ma lei li raccolse legandoli dietro la testa, assumendo un contegno pronto all’azione. Indossava una veste rossa e finemente adornata, miracolosamente pulita nonostante il fango della foresta per cui aveva camminato.

Il suo sguardo deciso rivelava un’indole ferma, che non ammetteva repliche o incertezze.

La sua voce era salda quanto la sua andatura; il suo volto rivelava una donna affascinante, benché, per i suoi tratti decisi, apparisse forte come i più spietati combattenti delle arene.

Era abituata a comandare, e avrebbe volentieri sacrificato la sua vita per la missione che aveva intrapreso.

Aprì bocca, e la sua voce suonava solo leggermente incrinata dalla preoccupazione, mentre fissava le altre due figure accanto a lei.

“Siete pronte, sorelle, a compiere il sacrificio per cui siamo state cresciute? Siete certe di possedere la forza d’animo necessaria?”

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From the beginning.

Il vento ululava tra le merlature.

Nel freddo di un’alba d’inverno, il suo soffio era l’unico suono distinto sulla cima della collina su cui sorgeva la fortezza.

Tutto il resto taceva: anche i predatori notturni osservavano con silente rispetto il passaggio di tre figure umane, che incedevano a passi sicuri mentre faceva capolino una luce invernale.

Le tre figure indossavano abiti variopinti e ben rifiniti, senz’altro troppo leggeri per proteggerle dal freddo, ma procedevano incuranti del clima, perfettamente a loro agio. I passi erano ampi e sicuri, il portamento fiero.

Una delle tre persone, evidentemente il capo di quella insolita spedizione notturna, avanzava al centro, a qualche passo di vantaggio dalle altre. Superò l’arco di entrata nel forte, si fermò voltandosi verso le altre due, e parlò con parole decise.

“Questo è il luogo”.

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